Non è mai facile spiegare a chi non è "del mestiere" chi siamo noi e che cosa sia la nostra associazione. Per questo motivo, nella
speranza di suscitare un po' di sana curiosità in chi sta navigando in questo sito, abbiamo riunito le risposte alle domande più comuni riguardanti il nostro hobby.
Cos'è l'ari?
L'Associazione Radioamatori Italiani è un'associazione senza scopi di lucro nata nel 1977 dalla rinominazione della precedente Associazione Radiotecnica Italiana. Su tutta Italia sono disseminate le numerose Sezioni che riuniscono i radioamatori locali e fanno capo alla Sede Centrale di Milano. Sebbene sia la maggiore, L'ARI non è l'unica associazione di radioamatori presente in Italia. L'ARI persegue scopi culturali e scientifici, precisamente:
Estratto dallo Statuto dell'ARI, Art. 2
Scopi dell'Associazione sono:
1. riunire a scopi scientifici e culturali, con esclusione di qualsiasi scopo di lucro, i radioamatori
2. assistere, [omissis], i titolari di stazioni di ascolto (SWL), nonché tutti coloro che si interessano ai problemi radiantistici ed eventualmente alle attività collaterali
3. dare incremento agli studi scientifici promovendo esperimenti e prove
4. costituire organo di collegamento fra i Soci e la Pubblica Amministrazione; in particolare per ciò che concerne
la disciplina dell'attività radiantistica
5. tutelare gli interessi dei Soci nei confronti di Enti similari ed assisterli nei rapporti con la Pubblica Amministrazione
6. mantenere relazioni con analoghe associazioni estere e specialmente con la IARU (International Amateur Radio Union) della quale l'ARI è filiazione per l'Italia
7. costituire Centri di Informazioni tecniche a disposizione dei propri Soci
8. Distribuire ai Soci l'Organo Ufficiale dell'Associazione
Non citato in queste righe è il prezioso impegno profuso dai Soci alla Protezione Civile nei casi di emergenza tramite la creazione dei nuclei ARI-RE (ARI-Radio Emergenza). Per ulteriori informazioni, iscrizioni e ottenimento della patente da radioamatore, potete visitare il sito ufficiale dell'Associazione: http://www.ari.it
Chi sono i Radioamatori?
Un radioamatore (in gergo OM, ossia Old Man) e' una persona autorizzata dal locale Ispettorato Territoriale del Ministero delle Comunicazioni ad operare (ricevere e trasmettere) sulle frequenze radio assegnate a questo scopo. Punto.
L'autorizzazione all'operare da una stazione radio si acquisisce tramite il superamento di un esame e prende il nome di patente di operatore di stazione radioamatoriale. Il possessore di questa patente
può operare da qualsiasi stazione radioamatoriale che abbia ottenuto la licenza.
Generalmente chiunque superi l'esame richiede, immediatamente dopo aver ricevuto la patente, un nominativo,
cioè una sigla composta da due lettere, un numero e tre lettere che identifica univocamente ogni stazione operante. Dopo la richiesta di nominativo si inoltra la richiesta di licenza per quello specifico nominativo. Il passo successivo e' cominciare a operare.
In Italia l'esame può essere evitato se si e' in possesso di appositi titoli. Radiotelegrafisti militari, marconisti della marina mercantile, periti elettronici/telecomunicazionisti e laureati in una qualsiasi delle Ingegnerie dell'Informazione sono dispensati dall'esame.
Fino a settembre 2005 in Italia erano presenti due tipi di patenti, una chiamata "Ordinaria" o "Patente A" e una chiamata "Speciale" o "Patente B". La seconda aveva serie limitazioni di potenza e di campo di operazioni ma il suo conseguimento non prevedeva di superare un esame di telegrafia.
Ma perche'?
Nel mondo del radiantismo esistono varie "specializzazioni" che, essenzialmente sono:
DXing: ovvero collegamenti a lunga distanza, fatti generalmente sulla frequenze più basse dello spettro a noi concesso. E per lunga distanza, intendo tutto il mondo.
Sperimentazione: questa attività raggruppa tutte le attività che coinvolgono la sperimentazione di nuovi metodi di trasmissione, soprattutto digitali (cioè la perfetta fusione tra PC e radio).
Modi digitali: i modi digitali implicano l'uso del computer per la trasmissione. Ci sono modi digitali che prevedono la semplice trasmissione di messaggi di testo, altri che permettono di trasmettere immagini e video.
Autocostruzione: molto spesso i radioamatori adorano costruirsi con le proprie mani l'attrezzatura con cui operano, anche a scapito dei risultati in termini di collegamenti effettuati, per avere il piacere di dire "ok, non è molto, ma l'ho fatto tutto io!"
Satelliti: sono sempre di più i radioamatori che si appassionano al lavoro di collegamento via satelliti, sia artificiali (e' in orbita una serie di satelliti predisposta allo scopo, gli AO) sia naturali (il cosiddetto moonbouncing,
cioè parlare con altri radioamatori sulla Terra facendo rimbalzare le onde radio trasmesse sulla Luna. Inoltre potrebbe capitare di farsi due chiacchiere con i due occupanti dell'ISS del periodo.
Un radioamatore, prima di diventare radioamatore, scopre una di queste attività (oppure tutte insieme) e ne rimane affascinato. Quindi uno diventa radioamatore per cercare di soddisfare la sua curiosità in uno o
più di questi campi. E ovviamente non esiste e non deve esistere una classificazione di merito dei radioamatori in base alla "specializzazione" scelta.
Cosa vuol dire " i vudoppia uno gi i zeta "?
Quella strana sigla è il nominativo del radioamatore. Il nominativo, come anticipato, identifica univocamente una stazione radio. E'
così costituito (nel caso italiano):
IW: o in generale le prime due lettere identificano nazione e tipo di patente in possesso del titolare della licenza (quando c'era ancora la distinzione). Inoltre dalle prime due lettere si
può capire se si tratta di una stazione celebrativa per un evento speciale o per un radio club o se il chiamante proviene da una delle isole italiane o da una regione a statuto speciale.
2: il numero indica una delle 10 regioni radioamatoriali in cui e' divisa l'Italia.
NUY: le ultime due o tre lettere identificano la stazione e sono assegnate progressivamente.
Una gara di radio??
Sì, una gara di radio. Cioè un radioamatore si siede al suo banco delle radio circondato da tutto quello di cui potrebbe aver bisogno nelle successive ore e cerca di raggiungere gli scopi dettati dal regolamento della gara (contest) a cui ha deciso di partecipare.
L'obiettivo generalmente e' collegare il più alto numero di stazioni di una certa categoria possibili. Quindi, ad esempio, il Japanese Contest prevedeva il collegamento del
più alto numero di stazioni giapponesi.
Spesso a questi contest partecipano gruppi di radioamatori che decidono di passare una o
più giornate insieme divertendosi. E siccome vale sempre la regola che chi e'
più in alto sente e si fa sentire meglio, ecco che si vedono radioamatori che alle 5 del mattino partono per la
più vicina montagna o collina e operano da
lì.
Ma cosa vi dite?
Anche questa effettivamente e' una domanda che spesso lascia spiazzati i radioamatori che devono dare una risposta.
I collegamenti radio (QSO)si dividono in due grandi famiglie: quelli fatti per avere il nominativo sul proprio log (e possibilmente la relativa cartolina che certifica il collegamento, chiamata QSL) e quelli effettuati per farsi due chiacchiere con qualcuno che si conosce
già o che semplicemente si scopre avere un argomento in comune.
Nel primo caso il collegamento tipo si risolve in due o tre scambi in cui sinteticamente vengono passate le informazioni essenziali per rendere il collegamento valido e i saluti. Il secondo
caso... e' praticamente una telefonata o una chiacchierata da bar (poco privata, ovviamente).
Ma è magia?
Alla domanda "Ma quanto distante arrivate?" normalmente il radioamatore medio sfodera un fiero sorriso ricordando la volta in cui ha contattato una stazione speciale nelle isole Hawaii piuttosto che un radioamatore di Sidney, specificando la difficoltà incontrata nel farsi sentire in mezzo agli altri che cercavano di contattare la stessa stazione.
In questo momento generalmente l'interlocutore spalanca gli occhi esclamando: "Cosa? Australia? Ma è magia?". Ovviamente non è magia, ma fisica.
Le onde radio vengono riflesse da uno strato dell'atmosfera chiamato ionosfera permettendo loro di superare la curvatura terrestre e raggiungere i più lontani corrispondenti (un po' come quando giocando a biliardo si usa la sponda per spostare una biglia dell'avversario da di fronte la buca senza toccare la 8 nera che è esattamente tra questa e la bianca).
Se qualcuno fosse maggiormente interessato a questo fenomeno, qui introdotto in maniera elementare, può trovare ulteriori informazioni
qua.